04/11/2015
Si racconta che le donne Padaung iniziarono ad ornarsi il collo con cerchi di ottone, aggiungendone ogni anno uno nuovo, per assomigliare alle bellissime femmine dei divini Naga, i dragoni associati dalle antiche leggende dell’Asia alle cose più sacre che la terra offre. Un’altra storia, invece, narra che in un tempo lontano i Padaung vivessero nella lussuria e nei piaceri e, per questo, i Nat – che secondo la religione animista sono spiriti di nobili ed eroi deceduti – indispettiti per il loro comportamento superficiale, decisero di punirli scagliando contro le donne le tigri, animali che ancora oggi sono presenti in questi territori. Gli uomini, preoccupati per il destino delle loro amate, molto probabilmente seguendo i consigli di un saggio Padaung, iniziarono a far indossare loro quegli anelli, per proteggergli la gola dai cruenti attacchi dei felini.
Ancora oggi, il primo cerchio di ottone viene indossato sin da piccoli, durante una cerimonia carica di mistero e suggestione che si svolge nelle notti di plenilunio, sotto la guida sapiente dello Sciamano del villaggio. La gola della donna viene prima cosparsa con un unguento fatto con grasso, latte di cocco e gelatina». Il collo, con l’aggiunta continua degli anelli, si allunga di anno in anno, quasi volesse portare il capo a toccare il cielo incontaminato, elevando la mente al di là delle preoccupazioni terrene. Tutto questo però ha un prezzo salato, quello della deformazione permanente della clavicola e della colonna vertebrale.
Nonostante siano state costrette a scappare dalla loro terra, le "donne giraffa" non hanno mai smesso di custodire e tramandare la loro forte identità, simbolo di un robusto valore di attaccamento alle loro origini.
(grazie al collega F.Polese)