17/10/2026
SIAMO STANCHI DI RISPONDERE A COMMENTI BANALI CON RISPOSTE COMPLESSE.
Ogni volta che si parla di affitti brevi o transitori, puntualmente arriva il commento di turno: «Meglio affittare ai turisti, si guadagna di più!» oppure «E chi cerca casa dove va?».
Peccato che la realtà sia un po’ più complessa di uno slogan.
Dovremmo smettere di dare la colpa a chi propone affitti brevi o transitori, che rispondono a esigenze reali e temporanee di studenti, lavoratori fuori sede, insegnanti e professionisti.
Se una persona cerca casa per alcuni mesi, perché dovrebbe essere obbligata a pagare 12 mensilità? E se uno studente torna a casa in estate, perché dovrebbe pagare anche luglio, agosto e settembre per un appartamento che non utilizza?
Gli affitti transitori non sono il problema: sono una risposta a un’esigenza che il mercato delle locazioni tradizionali spesso non riesce a soddisfare.
Se non si trovano appartamenti a lungo termine, bisognerebbe interrogarsi sulle cause reali: regole che possono rendere rischioso per un proprietario affittare a chi smette di pagare, tempi e costi per rientrare in possesso dell’immobile e un sistema che finisce per scaricare interamente questi rischi su chi cerca casa, attraverso canoni più alti o una minore disponibilità di alloggi.
Il risultato? Molti proprietari preferiscono non affittare con contratti lunghi e chi ha davvero bisogno di una casa si trova con meno scelta e prezzi più elevati.
Invece di criminalizzare chi offre affitti brevi o transitori, chiediamoci perché affittare a lungo termine sia diventato così poco conveniente o troppo rischioso per tanti proprietari.
La soluzione non è obbligare tutti a fare lo stesso tipo di contratto, ma creare regole equilibrate che tutelino sia chi affitta sia chi prende in locazione. Perché la libertà di scegliere come utilizzare il proprio immobile e il diritto di trovare una casa a un prezzo sostenibile devono poter convivere.